lettere d'amore di marianna alcoforado

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Mai amante ha espresso la sua passione, tutti i moti del suo cuore ardente in maniera così vera e totale. Marianna, la "monaca portoghese" (nata a Beja, Portogallo nel 1640), scrisse al suo amante lontano cinque lettere immortali, nelle quali esplodono meravigliosamente grida e spasimi d'amore.

Date alla stampa per la prima volta nel 1669, divennero presto un classico della letteratura.
Tiratura di 220 esemplari composti a mano in caratteri mobili.

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Lingua: italiano.

Questo è uno dei 220 esemplari impressi su carta Magnani di puro cotone velina bianca a superficie liscia.

TIRATURA

Sono stati impressi complessivamente 360 esemplari, di cui:

. 220 su carta Magnani di puro cotone velina bianca a superficie liscia;

. 110 su Magnani velina avorio a superficie ruvida;

. 15 su carta Fabriano Umbria al tino; 

. 15 su Gampi vellum del Giappone.

Marianna Arcoforado, confinata in convento dal padre sin dall’età di 12 anni, fu sedotta all’età di 25 dall’ufficiale Noël Bouton de Chamilly, famoso per la sua prestanza e le sue capacità militari. Il brillante ufficiale tornò in Francia poco dopo, illudendola che sarebbe tornato, ma in realtà abbandonandola per sempre.

Chamilly, del quale lo sferzante Saint-Simon ci ha lasciato un ritratto poco lusinghiero e che aveva sposato una donna ricca e senza attrattive, fu nominato alla fine della sua vita Maresciallo di Francia e morì nel 1715, colmo di onori e nella prosperità.

Quanto a Marianna, lasciò questo mondo il 28 luglio 1723, all'età di 83 anni, dopo avere scrupolosamente assolto fino agli ultimi istanti, nonostante la vecchiaia e le infermità, tutti i suoi doveri di religiosa. Chamilly era fiero di mostrare al suo nobile entourage le lettere di Marianna, che presto vennero date alla stampa, riscuotendo un immediato e perdurante successo.

Introduzione di Amedée Boinet, tratta dal volume “Lettres d’Amours de Marianna Alcoforado” edito a Parigi nel 1942 da Alberto Tallone.

Volume nel formato 4° (cm 34x21) di 95 pagine composte a mano con i caratteri corsivi corpo 24 di William Caslon, fusi nelle matrici originali settecentesche. Questi caratteri sono in dotazione all’atelier Tallone da generazioni. 

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BRANI SCELTI DALLE CINQUE LETTERE:


[…] Questa assenza, alla quale il mio dolore, per quanto si arrovelli, non riesce a dare un nome funesto abbastanza, mi impedirà dunque per sempre di guardare quegli occhi, nei quali vedevo tanto amore, che mi agitavano e mi colmavano di gioia, che sostituivano per me qualunque cosa, che insomma, mi bastavano? Ahimè! I miei sono privati della sola luce che li animasse, non rimane loro che il pianto e per nient'altro li ho usati se non per piangere senza tregua…



[…] Se avessi resistito al vostro amore con decisione, se vi avessi dato qualche motivo di pena o di gelosia per accendervi di più, se aveste potuto notare, nella mia condotta, qualche comportamento artefatto, se, in ultimo, avessi voluto opporre la mia ragione alla naturale inclinazione che provo per voi, della quale mi rendeste ben presto consapevole (anche se qualunque mio sforzo sarebbe stato senza dubbio inutile) potreste punirmi con severità e servirvi del vostro potere. Ma mi sembraste amabile, ancor prima che mi aveste detto che mi amavate; mi testimoniaste una grande passione, ne fui rapita, e mi lasciai andare ad amarvi perdutamente. Voi non eravate per nulla accecato come ero io: perché avete dunque permesso che arrivassi nello stato in cui mi trovo? Che cosa volevate fare dei miei ardori, che potevano essere per voi molto fastidiosi? Voi lo sapevate che non sareste rimasto sempre in Portogallo, e perché dunque avete scelto proprio me per rendermi tanto felice? Avreste senza dubbio trovato in questo paese una donna più bella, con la quale avreste goduto di altrettanto piacere, considerato che non ne cercavate che di volgari, che vi avrebbe amato per tutto il tempo che vi avesse avuto sotto gli occhi, che il tempo sarebbe riuscito a consolare della vostra assenza, e che voi avreste potuto lasciare senza perfidia né crudeltà.


[…] In questo momento cerco di scusarvi, e mi rendo ben conto che una monaca non è ordinariamente molto amabile. Tuttavia pare che se fossimo capaci di ragione nelle scelte che facciamo, sarebbe meglio attaccarsi a loro che alle altre donne; nulla impedisce loro di pensare senza sosta alla passione, non sono per nulla distratte da mille faccende che svagano o tengono occupati nel mondo. Mi pare che non sia molto piacevole vedere quelle che si amano distratte sempre da mille faccende da nulla, e bisogna essere assai poco delicati per tollerare (e non disperarsi) che non parlino che di incontri, di acconciature, e di passeggiate. Si è esposti continuamente a nuove gelosie, esse sono costrette a guardare questo e quello, devono essere compiacenti, devono conversare. Chi può essere certo che non trovino alcun piacere in tutte codeste occasioni, e che pensino sempre ai loro mariti con estremo fastidio e senza mai consentire?

Ah! quanto debbono diffidare di un amante che non chiede loro di render conto con precisione di tutto questo, che crede con facilità e senza scomporsi mai a quanto gli dicono, e che le osserva con fiducia e senza turbarsi sottomettersi a tutti questi obblighi! Ma io non pretendo di provarli, con ragioni accettabili, che dovevate amarmi; sono mezzi pessimi, e ne ho usati di migliori che pure non mi hanno dato risultati soddisfacenti; conosco il mio destino troppo bene perché tenti di vincerlo.sarò felice per tutta la vita: forse che quando vi vedevo ogni giorno, non lo ero? Morivo per la paura che mi foste infedele, volevo vedervi ad ogni momento, e questo non era possibile; ero agitata dal pericolo che correvate quando entravate in questo convento, non riuscivo a vivere quando eravate fra i soldati, ero ridotta alla disperazione perché non ero più bella e più degna di voi, mi lamentavo della mediocrità della mia condizione, credevo spesso che l'attaccamento che sembravate avere per me avrebbe potuto farvi correre qualche rischio; mi sembrava di non amarti abbastanza, temevo per voi la collera della mia famiglia, ero insomma in uno stato così compassionevole com’è quello in cui oggi mi trovo.

Se mi aveste dato qualche testimonianza della vostra passione da quando non siete più in Portogallo, avrei fatto ogni sforzo per uscirne, mi sarei mascherata per raggiungervi. Ahimè! Che cosa sarei diventata, se non vi foste più occupato di me dopo che fossi stata in Francia? Quale disordine! Quale smarrimento! Quale colmo di vergogna per la mia famiglia, che mi è carissima da quando non vi amo più! Vedete bene: giudico con freddezza che sarebbe possibile che fossi ancor più da compiangere che non sia; e, almeno per una volta nella vita, vi parlo ragionevolmente. 

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Cucita a mano per durare nel tempo, questa edizione è allestita in un antico atelier tipografico in funzione dalla fine del Settecento, dove tradizione e ricerca estetica si fondono per permettere la migliore esperienza di lettura possibile.

L’editore non impiega i rapidi sistemi di composizione a tastiera (monotype e linotype), spesso confusi con la tipografia manuale. Egualmente non usa il fotopolimero – oggi metodo prevalente per imitare la stampa tipografica –, che comporta il trasferimento di composizioni digitali su cliché di plastica.

Scheda tecnica

Dimensioni (cm)
34x21