ADELCHI - Alessandro Manzoni

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Epopea e caduta dei Longobardi sconfitti dai Franchi. I fatti narrati sono realmente accaduti: l’Italia, da sempre terreno di scontro tra potenze straniere che si contendono il dominio sulle sue terre, viene soggiogata da Carlo Magno che scaccia i Longobardi nel 774 d.C.

Con quest’opera Manzoni ammonisce che nulla sembra essere cambiato da allora: le vicende risorgimentali vedono ancora schierati gli italiani contro gli italiani, a sicuro beneficio delle potenze straniere che da questi dissidi interni continuano a trarre vantaggio.

Tragedia in cinque atti. Concludono il volume le “Notizie storiche” a cura del Manzoni, relative ai fatti anteriori e a quelli compresi nell’azione della tragedia. 

Tiratura di 340 esemplari composti a mano in caratteri mobili, lettera per lettera.

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Questo è uno dei 340 esemplari numerati impressi su carta avorio Magnani vergata, prodotta alla macchina in tondo a Pescia, Pistoia.

TIRATURE

Complessivamente sono state impressi 371 esemplari, di cui:

.340 su carta avorio Magnani vergata, prodotta alla macchina in tondo a Pescia, Pistoia;

.27 su carta crème Magnani, prodotta al tino* a Pescia;

.4 su carta Hosho, prodotta al tino* in Giappone.

(*) la carta al tino è allestita interamente a mano, un foglio per volta.

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Un volume nel formato 8vo (cm 18x29) di 186 pagine composte a mano con gli esclusivi caratteri tondi e corsivi disegnati da Alberto Tallone e sbalzati a mano su punzone da Charles Malin a Parigi.

Cura del testo e prefazione di Alberto Chiari.

I FATTI STORICI NARRATI NELLA TRAGEDIA

L’azione si svolge entro il tempo di tre anni (772-774) tra Lombardia, Piemonte e Veneto. Vi si trattano episodi che appartengono alla nostra storia patria, per molti versi assimilabili alle vicende risorgimentali che vedevano schierati gli Italiano contro gli italiani, beneficiando le potenze straniere che da questi dissidi interni traevano vantaggio, allora come nei precedenti quattrocento anni di storia patria.

Nell’Adelchi si considera la dolorosa condizione dell’Italia tra la fine della dominazione degli stranieri Longobardi e l'inizio della dominazione degli stranieri Franchi, senza interruzione di schiavitù e senza mai speranza di libertà.

Schiavi, dunque, gli Italiani con i Longobardi, e schiavi con i Franchi; ma ancora schiavi, al tempo del Manzoni, dei cosiddetti liberatori francesi (dal 1796), e di nuovo schiavi dei cosiddetti liberatori austriaci (dal 1815).

Desiderio, come tutti i despoti ambizioso, prepotente e spergiuro, non si era fatto scrupolo alcuno di invadere sempre nuove terre italiane, comprese le terre e le popolazioni appartenenti alla Chiesa di Roma, e di tenersele come proprie nonostante tutte le solenni e bugiarde promesse di restituzione (768). 

Il Papa, per difendere la Chiesa e la stessa Italia, visto vano ogni possibile accordo con Desiderio, aveva invocato, al pari dei suoi immediati predecessori, l'aiuto dei Franchi, ed in questo caso di Carlo Magno, loro re. 

Carlo Magno aveva accettato perché sperava, con questo aiuto, in un accrescimento di prestigio, e quindi di potenza; ed anche perché aveva intravisto una buona occasione per levare di mezzo una volta per sempre uno scomodo antagonista: Desiderio, con tutti i Longobardi. 

Tanto più che tra i due sovrani era intercorsa una ragione di personale, aspro ed insanabile contrasto. Perché Bertrada, madre di Carlo Magno, nel tentativo generoso di far pace duratura tra Longobardi e Franchi, era venuta in Italia nel 770 per proporre due matrimoni: quello di Ermengarda, figlia di Desiderio, con Carlo Magno, e quello di sua figlia Gisla con Adelchi, altro figlio di Desiderio. 

E mentre il matrimonio di Adelchi con Gisla non fu mai celebrato, celebrato fu quello tra Ermengarda e Carlo Magno (770); senonché Carlo ripudiò presto Ermengarda, la rimandò ipso facto alla casa paterna e, senza perder tempo, si unì in nuovo matrimonio con la sveva Ildegarde (771). 

Alla buona Bertrada non restò, allora, che abbandonarsi al biasimo per quel che Carlo aveva compiuto, perché si rendeva ormai vana ogni prospettiva di pace e si faceva insanabile l'inimicizia tra i due re: l'uno, il longobardo Desiderio, smanioso di vendetta spietata ed assoluta sui Franchi, ritenuti indegni di qualsiasi patteggiamento dopo l'onta del ripudio; e l'altro, il franco Carlo Magno, deliberato a sconfiggere in maniera definitiva il rivale, e a cancellare, se possibile, in cuor suo, anche il ricordo di Ermengarda, rea se non altro di essere figlia di Desiderio. 

E fu inevitabile la guerra, che segnò la fine del dominio longobardo.

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Il volume è inserito in un doppio cofanetto rigido realizzato a mano su misura, rivestito esternamente con carta Ingres e recante sul dorso il titolo impresso tipograficamente.

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L’editore non impiega i rapidi sistemi di composizione a tastiera (monotype e linotype), spesso confusi con la tipografia manuale. Egualmente non usa il fotopolimero – oggi metodo prevalente per imitare la stampa tipografica (a pressione) –, che comporta il trasferimento di composizioni digitali su cliché di plastica.

Cucita a mano per durare nel tempo, questa edizione è allestita in un atelier tipografico in funzione dalla fine del Settecento, dove tradizione e ricerca estetica si fondono per permettere la migliore esperienza di lettura possibile.



Scheda tecnica

Dimensioni (cm)
18x29